INIZIATIVE

25 marzo 2011
 

Madri e figlie "straniere" tra spaesamento e nuove identitá

Consultorio Familiare

 




VENERDI' 25 MARZO 2011 ORE 18.15


Sala Piamarta - Via San Faustino 70 Brescia




DOUNIA ETTAIB

psicologa, direttrice della Fondazione Grin e membro del Comitato Islam Italiano presso il Ministero dell'Interno




parlerà sul tema




MADRI E FIGLIE "STRANIERE"


TRA SPAESAMENTO E NUOVE IDENTITA'



introdurrà



BLANCA GOMEZ 


psicologa e psicoterapeuta del Consultorio


con formazione in clinica transculturale


 

In questa occasione verrà presentato il volume: “CORPI VICINI E CORPI LONTANI. I mutamenti della società multietnica e multiculturale”, curato dal Consultorio e pubblicato dalla casa editrice “Il segno dei Gabrielli editori” di Verona, con il sostegno economico della Fondazione della Comunità Bresciana.

La fase attuale dell’immigrazione non è più quella degli inizi, ma è contrassegnata dal fenomeno dei ricongiungimenti familiari. Dopo la prima ondata migratoria, prevalentemente maschile o comunque rappresentata da singoli, arriva il partner, con o senza figli. La famiglia si ricostituisce. I figli, giunti piccoli o nati in Italia, crescono con coetanei italiani, frequentano le scuole italiane e, insieme con l’educazione familiare, assorbono gli stimoli culturali dell’ambiente. Si costituiscono anche famiglie miste, in cui l’eterogeneità culturale è un elemento di partenza.


E’ appunto questa la fase in cui le donne, le coppie e le famiglie, e anche le ragazze di seconda generazione, sotto la spinta di bisogni vitali, come la gravidanza, il parto, la contraccezione, si rivolgono a un consultorio. E’ pure questa la fase in cui la dialettica culturale diventa uno dei nodi dell’interazione familiare, perché, da un lato, le figure dell’autorità genitoriale (insieme con il riferimento alla comunità di appartenenza) sono portatrici dei valori tradizionali e, dall’altro lato, le seconde generazioni possono veicolare altri punti di vista. E proprio qui si può determinare il conflitto.


Nell’emigrazione, il compito “identitario” spetta alle donne. Il che fa pensare, per molte comunità immigrate, a una vera e propria sovrapposizione tra condizione femminile e coesione del gruppo. Le giovani donne di seconda generazione, che si dimostrano sensibili ai modelli occidentali e rivendicano una propria libertà, entrano con più evidenza in rotta di collisione, oltre che con la loro famiglia, con la comunità di appartenenza. Talora con esiti drammatici. Come vivono le donne “straniere” questi processi tra lo spaesamento, dovuto all’emigrazione, e la necessità dell’integrazione? tra la sollecitazione o l’imposizione di appartenenze tradizionali e il manifestarsi di potenziali, nuove identità?




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